-- STRETCHING --
Di: Federico Fragale
Federico non ha
precedenti articoli nel nostro passato, quindi due brevi righe per
lui. E' un ragazzo umile che da anni segue gli sport da ring
attraverso il padre conosciuto da tutti perche' si annovera da oltre
30 anni nel mondo marziale " Fragale ". Federico adesso collabora
con il Sityodtong Camp, insegna a Pisa ed e' il nostro portavoce in
Toscana. Poi il suo curriculum parla da solo anche come atleta :
campione Italiano Full Contact FIKB '00 e Campione Italiano Kick
Boxing FIKB '01/02/03/04...
Un altra punta di diamante di cui ne vado fiero...
Kru Simone Falcini



La tecnica dello “stretching” è l’insieme dei metodi “allenanti” per
riuscire ad allungare la muscolatura, migliorandone quindi
l’elasticità e conseguentemente per aumentare anche l’escursione
articolare. Lo stretching non agisce solo sulla muscolatura, ma
anche sui tendini e in piccola misura anche sui legamenti.
Migliorando anche l’elasticità di questi, previene oltremodo il
rischio di infortuni e conferisce inoltre una maggiore stabilità
alle articolazioni. Richiede però la massima e costante
concentrazione corporea durante tutta la durata dell'esercizio.
Bisogna infatti percepire continuamente la tensione… ed indurre
quindi il necessario rilassamento muscolare. Inoltre, specialmente
all’inizio… e nei primi due metodi sottoriportati, dovremmo
eseguirlo sempre lentamente, controllando tutte le varie fasi
dell’esercizio. La flessibilità articolare è la capacità di compiere
ampi movimenti articolari (al massimo della potenzialità
fisiologica). Gli importanti e necessari fattori e requisiti di cui
dobbiamo disporre per migliorare la nostra flessibilità articolare
sono:
1- un minimo e
sufficiente riscaldamento del muscolo ed articolazione.
2- una temperatura
ambientale non troppo bassa.
3-
funzionalità anatomica delle superfici articolari a contatto.
4- funzionalità
anatomica dei muscoli, tendini e legamenti.
Quando cominciare?
Sino ai 15 anni si può
incidere notevolmente sulla flessibilità articolare. Questo perché,
oltre ad avere maggiore elasticità dei tendini e muscoli, si hanno
anche masse muscolari ridotte. Quando invece si è ormai finito lo
sviluppo e maturazione fisica, questa grande possibilità di
incremento viene parzialmente ridotta e gli stessi progressi hanno
bisogno di un tempo maggiore per poter essere registrati. Ma a
qualsiasi età venga praticato, la sua costante esecuzione permette
di mantenere ed aumentare l’elasticità muscolare e flessibilità
articolare.

I benefici psicofisici
apportati dallo stretching sono parecchi e molto importanti per
qualsiasi disciplina sportiva:
-
Istantanea
diminuzione della “tensione” (psichica e muscolare)
-
Prevenzione dei
traumi muscolari, tendinei, legamentosi e articolari.
-
aumento della
circolazione sanguigna locale e quindi azione preventiva di
riscaldamento, particolarmente raccomandabile prima degli sforzi
intensi… ma anche decongestionante e quindi raccomandabile anche “
dopo” gli sforzi intensi.
-
Riduzione di
eventuali “contratture” muscolari.
-
e- Aumento della
flessibilità articolare ed elasticità muscolare, tendinea e
legamentosa.
-
Miglioramento dell’
“io corporeo” e delle vie afferenti-efferenti neuromuscolari e
conseguentemente quindi… anche della coordinazione motoria.
3 diversi metodi
generalmente usati:
1-METODO STATICO –
LENTO - PASSIVO
Un muscolo
completamente rilassato si allunga più facilmente.
Comprende tutti i
metodi che fanno allungare il muscolo senza l'intervento esterno o
tramite quello attivo di altri muscoli. Si utilizza di solito, la
sola forza di gravità che contribuisce in maniera determinante ad
allungare il muscolo in questione. Si fa un uso estremo del
rilassamento psichico e conseguentemente muscolare.
2-METODO STATICO –
LENTO - ATTIVO
Alla contrazione di un
qualsiasi gruppo muscolare… ne consegue un autogeno rilassamento dei
gruppi antagonisti. Un muscolo rilassato si allunga più facilmente.
Contrazione lenta, progressiva ed intensa di un gruppo muscolare e
conseguente lento, progressivo ed intenso allungamento del muscolo
antagonista. Con il movimento lento si ha costantemente il controllo
del corpo ed è quindi un metodo sicuro per evitare lacerazioni. Un
passo seguente potrebbe essere quello di utilizzare una forza
esterna (p. es.: un compagno) che agisce sulla escursione
articolare, ma con cautela ed estrema lentezza.
3-METODO DINAMICO –
VELOCE - ATTIVO

Contraendo un nostro
qualsiasi muscolo… automaticamente provochiamo l’allungamento del
suo antagonista (muscolo che determina il movimento opposto).
Compiendo questo movimento velocemente… l’antagonista si allungherà
velocemente. Un muscolo che registra un suo allungamento veloce…
automaticamente (per un riflesso fisiologico) tende ai contrarsi… un
muscolo che si contrae in queste condizioni… si allunga! E’
assolutamente sconsigliabile farlo “a freddo” e nei praticanti
neofiti. Consigliabile eseguirlo dopo un opportuno periodo in cui si
è preso coscienza degli altri due metodi più sicuri e meno
traumatici. Rappresenta però per noi un punto di arrivo, ma
sicuramente da raggiungere in maniera progressiva. Il rischio è
quello di perdere il controllo del movimento e provocare una
lacerazione muscolare. Lo si fa compiendo ampi movimenti degli arti
e compiuti con un certo slancio. Questo metodo gioca un ruolo
importante in discipline che comportano gesti rapidissimi ed
eseguiti al massimo dell’escursione articolare (come p. es.: la kick
boxing e simili). Questo metodo, detto anche “balistico”,
contribuisce ad evitare rischi di traumi nel momento in cui, nei i
normali allenamenti, si eseguono gesti tecnici velocissimi.

MA QUALE METODO E’ PER
NOI PIU’ ADATTO?
Il motivo per cui è
consigliabile cominciare con esercizi e metodi più lenti e dolci, si
basa su azioni di reazione fisiologica allo stimolo della tensione e
stiramento dei tendini e dei fasci muscolari. Per comprendere
questo… ci sarebbero alcune “cose” di anatomia e fisiologia, che
ogni buon istruttore (cosciente dell’importanza del proprio ruolo)
dovrebbe conoscere per una sua “appena sufficiente” formazione
professionale. Esistono infatti degli organi protettivi
dell'apparato muscolare detti genericamente “propriocettori” (fusi
neuromuscolari e organi tendinei del Golgi). I fusi neuromuscolari,
sono posti tra le fibre muscolari e quando il muscolo viene teso
eccessivamente, invia l’informazione al sistema nervoso centrale.
In risposta alle informazioni, il muscolo stirato si contrae
(riflesso miotatico fasico) e vorrebbe cercare di evitare l’
allungamento ulteriore… Quindi inibisce proprio quello che dovremmo
tentare di fare noi. Ma il riflesso miotatico fasico, non viene
attivato se il muscolo è allungato e stirato molto lentamente. Gli
organi tendinei del Golgi poi, situati invece nella parte
muscolo-tendinea, si attivano con un eccesso di tensione, inducendo
una inibizione della contrazione e relativo rilassamento del muscolo
allungato (riflesso da stiramento). Queste risposte fisiologiche non
sono immediate, ma avvengono dopo 6 secondi circa, dall’inizio
dello stiramento.

A questo punto quindi,
dovremmo essere in grado di comprendere che:
-
Le tecniche di
allungamento veloce attivano i fusi neuromuscolari e quindi, il
muscolo si contrae nella fase di stiramento.
-
Con le tecniche di
allungamento passivo, e proprio in virtù del lento allungamento, i
fusi hanno un processo di adattamento e non inviano segnali
contrattili al muscolo… ed inoltre gli organi muscolo-tendinei del
Golgi fanno rilasciare il muscolo.

10 regole FONDAMENTALI
per una corretta esecuzione:
-
Particolare
attenzione va riservata alla correttezza della posizione. Esistono
in commercio molti testi che illustrano le varie posizioni da
assumere per ogni gruppo muscolare da allungare.
-
Dividi il movimento
di allungamento in varie fasi e rimani sempre un tempo minimo in
ogni stazione, almeno fino a quando senti che la sensazione di
tensione sia diminuita, prima di passare alla seguente e
progressiva fase di allungamento.
-
Il tempo di
stazionamento deve essere abbastanza lungo (almeno una decina di
secondi) per permettere un progressivo adattamento muscolare alla
tensione ed il conseguente augurabile rilasciamento dell’organo
contrattile.
-
L’intensità della
tensione deve arrivare ad essere ogni volta abbastanza elevata, ma
mai sino all’insorgenza del dolore.
-
Non tentare mai di
spingerti oltre la soglia del dolore. Il dolore è un campanello di
allarme del nostro corpo e palese segnale che questo ha iniziato
ad irrigidire la muscolatura (quindi inibisce l’allungamento).
-
Sii sempre
concentrato sulla corretta esecuzione, mantenendo costantemente e
continuamente il controllo del corpo e “visualizzando” il muscolo
allungato. Questo permette un maggiore rilassamento della
muscolatura e quindi un suo maggiore allungamento.
-
Respira sempre in
maniera spontanea e naturale, concentrandoti su questa, inspirando
poco profondamente dal naso… ed espirando lentamente ed a lungo
dalla bocca. Tenendo conto che è proprio durante l’espirazione che
la muscolatura si rilassa maggiormente e quindi facendo coincidere
questa, con l’ulteriore e successivo allungamento.
-
Nei momenti in cui
sei particolarmente stanco, esegui solo lo stretching statico ed
eseguilo in maniera leggera.
-
Esegui lo stretching
prima e dopo l’allenamento.
-
Inizia sempre con
quello statico e lento per poi passare casomai, a quello attivo e
dinamico. Quest’ultimo non andrebbe mai eseguito a freddo.

Devi però sapere che:
-
Dovresti
effettuare sempre, almeno 3 serie per ogni gruppo muscolare e
fare in modo che gli esercizi riguardino sia i muscoli agonisti
che quelli antagonisti.
-
Per ottenere
risultati costanti e progressivi, dovresti allungare gli stessi
muscoli, almeno 3 volte a settimana. Dovresti infatti sapere che
gli effetti precedentemente ottenuti, iniziano purtroppo a
decrescere dopo circa 3 giorni.
-
Ricorda che anche
per questa qualità muscolare, possiamo arrivare alla
“stereotipizzazione” dell’allenamento, vera e propria “barriera”
all’ulteriore miglioramento. Per superarla si deve agire (come
per le altre qualità) inserendo di tanto in tanto, diversi e
nuovi esercizi, o diverse modalità di esecuzione e cambiamento
quindi, dei metodi di allungamento muscolare. (anche a
rotazione)
-
Lo stretching
passivo e lento, inserito nella fase di riscaldamento pre-gara,
provoca un rilassamento psico-fisico ed influisce negativamente
sugli sport che richiedono movimenti di forza rapida (come la
kick boxing e simili) perché innalza la soglia di attivazione
per la contrazione muscolare
|
Fasi di esecuzione
nello stretching statico:
1) Ricercare sempre
la giusta e corretta posizione e mettere il muscolo in tensione,
fermandosi alla prima sensazione di fastidio. (tensione facile)
Mantenerla per una decina di secondi.
2) Concentrarsi
sulla respirazione, inspirando poco profondamente dal naso… ed
espirando lentamente ed a lungo, dalla bocca. Fino a sentire che la
sensazione di tensione sia notevolmente diminuita.
3) Passare ad un
allungamento maggiore (tensione di allungamento) ed osservare le
stesse procedure precedenti.
4) Passare poi a
successive, eventualmente possibili, fasi di allungamento, ma mai
arrivando alla sensazione di dolore.
5) Mantieni la
posizione di massimo allungamento (per almeno 30 secondi) e cura
particolarmente l’aspetto della respirazione. Inspirando poco
profondamente dal naso… ed espirando lentamente ed a lungo dalla
bocca. Se sentiamo dolore, diminuiamo la tensione fino alla sua
scomparsa… per poi riprendere la posizione di tensione massima.
6) Ritorna sempre
lentissimamente e con cura e controllo del corpo… alla posizione
iniziale.

2 NUOVI METODI PIU’
COMPLESSI ED ARTICOLATI
1)- IL METODO P.N.F.
(Proprioceptive Neuromuscolar Facilitation)
La metodologia del
P.N.F. è un po’ più complessa e richiede l’aiuto di un partner con
notevole esperienza specifica, che aiuti ad allungare il muscolo
appena terminata la contrazione isometrica. E’ una operazione molto
delicata e particolare… Pertanto questa tecnica dovremmo riservarla
solo per situazioni particolari dove la scarsa escursione
articolazione condiziona negativamente il gesto atletico specifico.
Nella metodica del P.N.F. sono state ideate e sperimentate a più
riprese diverse varianti, ma tutte basate su una successione di
contrazione-rilasciamento-stiramento del muscolo, che in
particolare, caratterizzano questo metodo.
Si deve infatti
procedere con una contrazione isometrica da effettuare prima dello
stiramento. La contrazione fa scattare il meccanismo di “riflesso da
stiramento” il quale induce un ulteriore rilassamento miogeno del
muscolo e quindi conferisce la possibilità di una maggiore
estensibilità.
Fasi esecutive del
metodo P.N.F.
a) Assumere la
corretta posizione di allungamento e mantenerla per almeno 10 sec.
b) Effettua una
contrazione isometrica intensa di circa 10 sec.
c) Rilasciare i
muscoli contratti,andare di nuovo in posizione di massimo
allungamento e mantenerla per almeno 10 sec.
d) Mantenere la
posizione di massimo allungamento per circa 60 sec. Evitare
irrigidimenti e il dolore acuto.
e) Ritornare
lentissimamente nella posizione iniziale.
2)- IL METODO C.R.A.C.
(Contract Relax Agonist Contract)
Il C.R.A.C. differisce
essenzialmente dal P.N.F., nella fase finale di allungamento.
Infatti prevede la contrazione dei muscoli antagonisti (a quelli che
sono allungati… e quindi agonisti del movimento). Anche in questo
caso è necessaria la presenza di un esperto che collabori nella
contrazione isometrica dei muscoli che si vogliono allungare
(funzionando da immobilizzatore della posizione) e aiuti
ulteriormente anche nella fase finale dell’allungamento.
Questo metodo si basa
sul fisiologico riflesso di “inibizione reciproca” per cui vi è un
rilasciamento autoindotto fisiologicamente, del muscolo da
allungare, quando viene contratto con molta forza l’antagonista.
Fasi esecutive del
metodo C.R.A.C.
a) Assumere la
corretta posizione di allungamento e mantenerla per almeno 10 sec.
b) Effettua una
contrazione isometrica intensa di circa 10 sec.
c) Rilasciare i
muscoli contratti, andare di nuovo in posizione di massimo
allungamento e mantenerla per almeno 10 sec. (Ma questa volta
contraendo i muscoli antagonisti).
d) Mantenere la
posizione di massimo allungamento per circa 60 sec. mantenendo
contratti i muscoli antagonisti.
e) Ritornare
lentissimamente nella posizione iniziale.

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